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Le carriole e la luna


di Concita De Gregorio

Ci sono tanti modi di invecchiare. Si può diventare più saggi, ma non è detto. Certi vecchi sono pieni di rancore. Di risentimento cronico verso il mondo che non li ha lusingati abbastanza. Diventano feroci. Alcuni a cent'anni progettano sale da ballo per chi ne ha venti immaginando il piacere altrui. Altri progettano cattedrali per sé, basiliche di potere dove abitare con la corte festante bevendo elisir di vita eterna, per il piacere proprio.

Un lancio di agenzia che andrebbe letto per esteso e ad alta voce col tono stentoreo dei cinegiornali Luce - non l'hanno fatto apposta, gli è venuto così, i tempi son questi - informa che ieri, alla vigilia del voto, il capo del governo italiano si trovava in Libia dove è stato accolto dai dignitari di Gheddafi. Ha visitato il suk dove una folla festante lo rincorreva porgendogli datteri che lui assaporava con gusto ringraziando con gesti delle mani. Ecco l'informazione che vogliamo, finalmente il tono giusto.

Nelle stesse ore Pietro Ingrao, che di anni ne compie martedì 95, parla di come insegni ai suoi bisnipoti a guardare dal balcone la luna: «Io gliela indico, poi toccherà a loro volerla». Dice che bisogna andare a votare perché le regionali sono una prova decisiva, siamo noi che dobbiamo cambiare il Paese e colmare il ritardo «con cui cresce un soggetto collettivo antagonista». Chi, se non noi? Andrea Camilleri ne ha 85, lavora dieci ore al giorno fra teatro e scrivania. Per l'Unità scrive: «Poiché viviamo in un paese anormale, queste che avrebbero dovuto essere delle normalissime elezioni regionali sono state dall'Ineffabile trasformate in un anormale referendum sulla sua leadership appannata». Un referendum. Poi: «Uno dei suoi ultimi slogan dice così: «Se vincono le sinistre, il nostro paese diventerà uno stato di polizia tributaria. Attenzione a quel tributaria. Come dire: cari evasori, votate per me perché io vi ho sempre protetti (...) Basterebbero queste sole parole per squalificarlo come uomo di governo».

Ci vorrebbe una rivolta degli onesti. Di quelli che fanno la fila e pagano tutto, che parcheggiano senza lampeggianti in terza fila e pazienza se perdono tempo a rispettare le regole perché è meglio così che fare un danno a qualcun altro. Non siamo soli al mondo, ricordate? Non bastano i numeri a spiegare il disastro, ne abbiamo troppi nuovi ogni giorno: quelli di ieri dicono che le famiglie pagheranno 700 euro in più all'anno di tariffe, che ci sono 12 miliardi di buco nei conti del Campidoglio di Alemanno. Stanno provando ad aggiustare tutto con una leggina, certo. Aggiustare. Leggina. Bersani parla della cultura del condono, della vergogna che è coprire le illegalità dei ricchi seminando inciviltà, strappando il tessuto che tiene insieme milioni di persone. Alla fine questo si dovrebbe pretendere: che chi governa abbia a cuore i problemi di tutti, non i suoi. Che sia onesto. Che sia saggio. Che sappia indicare la luna e insieme come raggiungerla. Che unisca e non divida. Che unisca. Non divida. Dipende da noi. Sgombriamo le macerie con le nostre carriole, ciascuno la sua. Se sapremo vedere la luna lei vedrà noi.

http://concita.blog.unita.it

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