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Terremotati da laboratorio



Ottobre 2008 i cittadini aquilani più sensibili avvertono le prime lievi scosse di terremoto. Trascorrono i giorni di novembre, poi dicembre. Da gennaio la situazione per i sismologi non è più da considerare sotto controllo. Lo sciame sismico diventa più intenso. Il numero delle persone che avverte le scosse aumenta. La natura dà i primi segnali: giorni freddi alternati a giorni allietati da un caldo scirocco. Intanto tutto tace. I telegiornali sono concentrati sui saldi di fine stagione, sul meteo, sulle vacanze degli italiani…
L’Aquila continua a tremare. Gli studenti sono molto preoccupati. Nella casa dello studente Carmela lancia un allarme da mesi, in una stanza di una compagna c’è una crepa. Nelle stanze di palazzo sanno. Esiste il rapporto Barberi del 2000 dove vengono indicati gli edifici a rischio sismico dell’intera penisola, per il capoluogo d’Abruzzo sono (per citarne alcuni): la prefettura, la casa dello studente, il convitto. Anche nel palazzo della regione sanno, esiste uno studio pagato 5 milioni di euro in cui vengono indicati come edifici a rischio sismico: la prefettura, la casa dello studente, il convitto. Tutto tace, la popolazione aquilana non sa nemmeno che la frazione di Pettino è costruita sulla faglia del monte Pettino. La popolazione non sa nemmeno che L’Aquila è stata declassata da rischio sismico 1 a 2, dal precedente governo longevo di Berlusconi.
Tutto è sotto la lente di ingrandimento. Gli aquilani devono essere le cavie: vediamo se questo terremoto ci sarà o meno. Il 30 marzo c’è una scossa di magnitudo 4. E’ avvertita da tutti. Le cavie si riversano per le strade, abbandonano gli edifici, i genitori vanno a prendere i loro figli a scuola. I baroni della sismologia si riuniscono per volontà di Guido Bertolaso, capo dei protettori civili, l’indomani per chiarire la situazione e dare direttive. Il verdetto della Commissione grandi rischi è: “I terremoti non si possono prevedere, questo sciame sismico non presuppone una scossa forte ecc ecc.” I topi vengono rassicurati.
Dall’alto la scienza li osserva, li conta, e immagina quanti di loro non potranno sopravvivere all’esperimento. Il 6 aprile arriva la risposta: 308 vittime innocenti. I baroni si interrogano sul loro futuro, qualcuno potrebbe volere la loro testa su un piatto… invece il Guido viene nominato commissario straordinario del laboratorio. Tutto tace.
La scienza non ha fornito risposte, ma la storia poteva ricordare una città distrutta tre volte da un terremoto e mai fu nominato un commissario estraneo al territorio. La popolazione sconvolta, lacerata, smarrita e addolorata non è in grado di capire. Ma un Presidente del consiglio sa già cosa fare, ha già un piano pronto che aspettava l’occasione per essere condiviso con amici ed amiche: New town.
Una passerella politica terrorizzante, l’esperimento ora punta alla vittoria per le elezioni. A giugno il risultato viene ottenuto. Si continua nella campagna mediatica che si sta ricostruendo, che gli aquilani avranno prestissimo un tetto e tutte le loro cose. L’Italia ed il mondo intero rassicurato è convinto che sia stato fatto un miracolo. Bisogna attendere il 14 febbraio del 2010 per vedere che le macerie di una città con ottocento anni di storia è ancora lì accasciata nelle sue strade. I cittadini forzano la sicurezza che garantisce l’inaccessibilità al centro storico. Agli di tutti: l’unico miracolo avvenuto un portafoglio gonfio e in breve tempo per alcuni che sghignazzavano di fronte alla natura violenta e distruttiva.
L’esperimento continua: ci sono le provinciali. Violando la costituzione si nega la possibilità di votare ai terremotati. A giugno la protezione civile aveva messo a disposizione autobus che dalla costa portavano a L’Aquila.
A marzo no, non occorre che le sei mila persone ancora sfollate abbiamo il diritto di esprimere la loro preferenza. Così come nelle new town chi non era residente doveva trovarsi la cabina elettorale nel luogo di residenza prima del 6 aprile. L’Aquila è stato un test, un esperimento: prendere per il culo i cittadini quanto paga?
Oggi sappiamo che paga tanto in un paese dove l’informazione è allineata al potere, dove chiedere perché a L’Aquila non si è ricostruito ma costruito, fa incazzare un ministro della repubblica tanto da aggredire un giornalista che semplicemente pone la domanda.


fonte: Informare x Resistere

Commenti

  1. Non serviva nessuna ulteriore conferma, ormai dovrebbe essere chiaro: prendere per il culo il prossimo (cittadini e non) paga sempre!? soprattutto se lo si fa con il sorriso sulle labbra e con parole come "amore" sempre pronte ad ogni dichiarazione!?

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