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LE FERITE E LA RICONCILIAZIONE



Succede che durante il cammino, ci troviamo in momenti che rimescolano passato e presente. Una serie di eventi, di incontri, che inevitabilmente  ripropongono periodi della tua vita che credevi di aver risolto e di aver rimosso, di "aver nascosto".

Da un pò di tempo è quello che esattamente mi sta succedendo!
Incrociare la strada con persone e facce che mi riportano ai tempi in cui persino entrare in un bar a prendere un caffè, era una grossa conquista, senza che si dovesse necessariamente tremare dalla paura e il timore che finisse a insulti e vessazioni di ogni genere. E che tutto si riducesse a quel semplice e innoquo caffè.

Ho rivisto quelle facce, questo è il momento in cui rivedo quelle facce. Ex ragazzotti violenti divenuti ormai uomini e dunque travolti anche loro da una pseudo-illuminazione e trascinati nel vortice che in questo periodo di "forse, speriamo, chissà", ha segnato e compromesso anche il loro status di uomini e cittadini.

Mi fermo spesso in un bar, con gli amici, e quelle facce di quegli anni terribili, sfilano sorridenti, accoglienti, forse nella illusione che passati oltre 20 anni, io li possa confondere o non riconoscere, senza fare il minimo sforzo. Perchè sono lì, impressi a fuoco nella mia storia.
Ma quelle facce hanno un'altra luce, un'altra faccia!
Non con quegli occhi infuocati che vent'anni prima, ci avevano rincorse, isolate, che ci costringevano a fare altre strade per raggiungere quei pochi angoli che ci donavano accoglienza e rispetto, per evitare di incontrarli e rischiare, come spesso accadeva, di concludere la serata in lacrime.

O addirittura blindate in una macchina, rapite con la scusa di un pasaggio a casa, a consumare rapporti sessuali sotto il ricatto che per noi si chiamava "morte".

Queste facce mi osservano col sorriso, si avvicinano in cerca di riscatto, mi regalano un saluto senza che io lo abbia mai chiesto o desiderato. Da quì la questione del "perdono", quello istintivo che appartiene a questi casi e quello misterioso che in altri contesti non riesce a trovare applicazione.

Gli aquilani, dopo il sisma, hanno a disposizione davvero pochi punti di aggregazione e condivisione, (hanno, abbiamo) altra questione work in progress!!
Ed è per questo che le locations come bar, ad esempio, sono assai frequentate di questi tempi, consolazione di un popolo destrutturato e disanimato. Ed è per questo che anche a me capita di tanto in tanto di fermarmi con gli amici o da sola, mentre consumo le mie scorribande quotidiane.

Ed è proprio durante una di queste scorribande in questo luogo fatto di veloci soste nei bar, trovo dietro al bancone, non uno di quei ragazzotti che cercavano riscatto e mi offrivano il sorriso della riconciliazione, di una incoscente ma autentica offerta di scuse.
Ritrovo una delle persone che di più, in assoluto, con il potere che gli forniva una divisa delle forze dell'ordine, ha esercitato quei vent'anni prima, i più perversi, violenti e vessatori atti di abuso di potere legalizzato, ai nostri danni. Negli anni '80 spesso le forze dell'ordine erano in prima linea nell'impegno di renderci la vita già improponibile, impossibile. E come si poteva minimamente pensare di riconoscere in loro uno strumento di tutela e di conforto.

Ritrovarmi davanti ad un uomo, che aveva conservato la stessa faccia da carnefice, con qualche aggiustamento quà e là, essendo il suo ruolo di tutt'altra natura ed importanza e senza quel potere che aveva usato per perseguitare me ed il mio compagno di allora, ovunque fossimo diretti. Con vere e proprie azioni di abuso, durante i nostri momenti di estiva intimità. Lui e la sua banda ci seguivano, ci bloccavano con la sirena accesa, ci facevano uscire dalla macchina anche senza vestiti. Ci smontavano la macchina con perquisizioni non autorizzate e immotivate. Ah, eravamo il loro passatempo preferito!

Ora lui serve caffè ad una transessuale cresciuta, forte, libera e liberata, e con gli occhi infuocati difronte al suo peggior aguzzino. Lui non cerca riscatto, si limita ad un incerto sorriso di circostanza e a prepararmi il caffè. Lui non ha capito, non vuole capire, non può capire. Forse neppure ricorda, e sarebbe un vero sollievo per lui, aver nascosto i suoi crimini di uomo e di garante a tutela della legge e delle persone.

Lui non avrà mai il mio perdono, non ci sarà mai nessuna riconciliazione, come quei ragazzotti che dopo vent'anni mi sono venuti incontro con un silenzioso ed apparentemente insignificante "ciao come và".

Ecco, la questione su perdono e riconciliazione, sull'opportunità di praticarli o meno, dove e con chi!
Non è uno step sempre percorribile, perfino se rivolto a se stessi. Figuriamoci su chi consapevolmente e volontariamente ha scritto le pagine più drammatiche anche di una sola vita!


Commenti

  1. Gli antichi greci parlavano di "anemesis" della vita! Io direi della storia!

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