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Roma 13 febbraio 2011 : "Se non ora quando"! - IL SOSPETTO DELLA SVOLTA


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di LauraDenu

Sin dai primi istanti, appena arrivata a Roma con degli amici Radicali, ho avuto la sensazione che in questo paese, il vaso è davvero stracolmo. Il clima di rivolta civile è tangibile e inequivocabile. Sia per la mobilitazione massiccia della società civile, ma anche per quella politica, istituzionale, del mondo della cultura, dell’informazione, dell’arte, della comunicazione.
Ho accolto con emozione la sensazione che forse, questo scellerato paese, avesse deciso che è arrivato il momento di ristabilire i fondamenti di uno Stato di Diritto, di democrazia, di libertà, in cui i principi libertari e liberali riprendano a guidare una politica corrotta, anti democratica, anticostituzionale.
Una politica che promuove il silenzio, l’oscurantismo, la discriminazione, l’illegalità, e che in questi anni ci ha riportato a dover assistere, impotenti, alla ricostituzione di uno Stato neo-nazista, neo-razzista, neo-oppressore, neo-repressivo, neo-antistato.
La manifestazione di oggi, oltre ad aver riportato nelle piazze la protesta civile, con una presenza credo imprevista di persone, ha dato il segnale che quella stanchezza, finora immobile, ha stabilito un programma attivo di potere sociale, e di usare questo potere sociale per riprendersi una speranza, una progettualità, un sostegno, i diritti civili e quelli umani, senza i quali un paese non può farsi garante, come non lo è stato fino ad oggi, di accogliere le istanze di una collettività che si è vista, senza accorgersene, deprivata di quei diritti fondamentali che accompagnano un’esistenza libera e dignitosa nella sua affermazione.
Finalmente oggi, nessuna bandiera di rappresentanza politica, niente simboli partitici, solo persone.
Donne, uomini, cittadini, il cuore di questo paese a rivendicare il fatto che non è più rinviabile mettere il bavaglio ad uno Stato che “maltratta” o non tratta affatto, questioni fondamentali come la legalità, l’economia, la cultura, lo stato sociale, le emergenze che si annidano sotto il grande tappeto di questa anti-politica, di questo anti-Stato.
Laicità, autodeterminazione, anti razzismo, diritti. Diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla libera espressione di sé, contro le discriminazioni, di ogni natura e provenienza. Vogliamo un paese che promuova e sostenga la cultura delle “differenze” e della piena affermazione di esse. Un paese costituzionale, che difenda la legalità e la progettualità, politica e sociale. Che produca una legislazione a tutela delle “marginalità”, contro le morti “indotte” da un sistema di repressione e oscurantismo che trasforma in vittime chi vittima non vuole essere ma che è costretto a sentirti tale.
Contro l’informazione distorta e manipolata, contro chi ha fatto del potere economico un potere politico e di controllo di massa.
Credo tutto ciò abbia auspicato dentro di sé, quella enorme mobilitazione di oggi in tutta Italia. Una manifestazione che nasce per dire basta al pensiero e all’uso machista, sessista, maschilista e di sudditanza della donna, che in questo paese rischia di diventare “cultura popolare”, ma che forse proprio a causa di quel vaso stracolmo, si trasformi in una protesta e una lotta politico-sociale irreversibile e senza ritorno, nella speranza che un nuovo capitolo si possa cominciare a scrivere.
“Il mio diritto, è il diritto di tutti noi”.


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