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Il transessuale operato male ha diritto ad ottenere il risarcimento

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La Corte di Cassazione ( sent 9471/2004 ) pone fine ad una vicenda giudiziaria che vedeva contrapposto un soggetto transessuale e i medici che avevano effettuato l’ intervento diretto alla modificazione dei caratteri sessuali. 
In particolare il soggetto transessuale, lamentava la mancata riuscita dell’ intervento chirurgico, che non avrebbe garantito appieno la transazione verso la nuova identità sessuale.

La sentenza della Corte Suprema di Cassazione, al di là del cospicuo risarcimento, cui vengono condannati il medico, l’azienda Asl e l’assicurazione, in solido tra loro, si presenta di grande interesse, sotto l’aspetto di un principio affermato ovvero, per l’enunciazione che debba essere garantito il diritto del transessuale ad intrattenere regolari rapporti sessuali debba essere garantito dopo l’operazione di avvenuta modifica dei caratteri sessuali. In particolare, il Tribunale in primo grado aveva condannato i convenuti a risarcimento della somma di 200 milioni, sentenza ribaltata nel corso del giudizio di secondo grado posto che la Corte D’appello, ritenuto fondato il gravame proposto nei confronti della sentenza di primo grado, aveva rigettato la domanda dell’attore, assolvendo da ogni responsabilità i convenuti.

La sentenza, come ovvio, aveva lasciato insoddisfatto, l’attore il quale dopo avere avuto un pieno riconoscimento del proprio diritto in primo grado, si era visto ribaltare la decisione nel corso del giudizio d’ appello con conseguente  reiezione, della propria domanda risarcitoria. La Corte Suprema invece accoglie il ricorso, annullando la sentenza di primo grado enucleando il seguente principio:
l’intervento diretto al transessualismo deve sempre e comunque garantire l’integrale modifica dei caratteri sessuali di una persona, con la conseguente diritto del soggetto transessuale a vivere la nuova vita, secondo l’identità prescelta, anche per quel che riguarda la sfera sessuale.

Da un punto di vista medico in particolare infatti, l’intervento non era perfettamente riuscito posto che dopo l’asportazione dell’ organo genitale maschile, il medico aveva realizzato una vagina di profondità insufficiente, che non consentiva regolari rapporti sessuali, e quindi una regolare vita sessuale con conseguente, inappagamento della nuova identità.

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