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Darianna Saccomani: "Appello ad un ritorno alla politica"

Sottoscrivo e pubblico

.Mi chiedo se vi può essere una possibilità di ripresa, un metodo attraverso il quale si possa superare l'attuale crisi, superando gli elementi che la stanno determinando. L'analisi e le riflessioni in negativo, sono state fatte! Lo smascheramento delle menzogne quotidiane è stato compiuto! Chi insiste nel mentire e nel pensare che ancora sia possibile circuire le persone con la pretesa autorevolezza che non c'è più, ha assunto l'aspetto patetico di chi può solo essere commiserato.
A cosa può servire ancora ribadire, ancora rivelare o svelare ciò che è palese agli occhi di tutti? Può ancora essere utile l'esercizio di “copia/incolla” della quotidiana denuncia di quanto accade, degli autori e delle loro motivazioni solo se ancora si ritiene che vi siano soggetti che necessitano di essere svegliati...
dal loro sonno della consapevolezza. Ma sono sempre più persuasa che coloro che ancora non si sono svegliati è, semplicemente, perché non hanno voluto, e proseguono il loro assurdo gioco di preferire una menzogna rassicurante di fronte ad una cruda verità!

Sento urgente e necessario il formulare proposte ed indicare percorsi, compiendo un atto che ha in se degli effettivi rischi. Il principale fra questi rischi risiede nella mancanza di certezza che effettivamente tutti e tutte abbiano effettivamente compreso la situazione, che ancora vi sia qualcuno che potrebbe essere ancora ignaro di quanto sta accadendo intorno a sé ed alla propria esistenza. Il mio ritenere ormai conclusa la fase nella quale è importante denunciare e stigmatizzare, trova anche una sua giustificazione nel presumere che tali denunce e stigmatizzazioni, le quali si stanno replicando quotidianamente come se fossero l'ultima novità da gridare, possano nella loro ossessiva ricorrenza raggiungere anche coloro che sono negli angoli più remoti della oscurità e non ancora raggiunti dall'evidenza dei fatti.
Non trovo più piacere nell'antipolitica esercitata da chi di politica non ha mai conosciuto il senso, esercitata da coloro che fino a ieri hanno lasciato deleghe in bianco, esercitata da coloro che confondono la politica con la partitica. Non mi stimola il dover prendere quotidianamente atto di quanto già conosco, dello sfrontato atteggiamento di chi per i propri interessi di partito e/o personali, si nasconde dietro alla retorica di un politichese privo di ogni presupposto ed argomentazione. Neanche più trovo irritazione di fronte alla improbabile verità di chi ha, messo alle strette, il coraggio di dire che non sapeva! Non erano giustificabili i soldati delle SS nella loro ubbidienza cieca, non sono oggi giustificabili costoro!
La Critica è uno strumento fondamentale per l'analisi, ma non può rimanere l'unico atto. Si arriva al momento – ed a nostro parere questo è ormai giunto – che si deve passare ad una fase propositiva, si deve avere il coraggio e la responsabilità di andare oltre e di produrre organiche soluzioni. La rabbia ed il desiderio di violenza non possono essere assecondati, per quanto siano espressione di una rivendicazione di giustizia e di diritto.
Spetta a me, a tutte le persone di pensiero, a tutte le persone che hanno conservato i residui di una visione politica e del suo senso, che non si sono fatti irretire completamente dalla visione sindacale della protezione e della rivendicazione di spezzoni di società, di compiere lo sforzo di costruzione di nuovi percorsi, consapevoli che ciò che stiamo vivendo è una crisi costruita ad arte, consapevoli delle motivazioni hanno portato a costruirla, dobbiamo cogliere in senso diverso e con presupposti diversi l'occasione di rifondare il senso sociale del nostro vivere, sia in Italia che in tutta Europa. Spetta a noi, quindi, riaffermare la primazia della politica, riaffermarne i sensi ed i contenuti, riaffermare i presupposti fondativi della politica sulla base dei quali diventa possibile quella necessaria dialettica e confronto finalizzato alla ricerca della migliore soluzione.
Se la crisi oggi è stata costruita per preparare ed indurre le persone ad accettare senza reagire l'annullamento del diritto, la strutturazione della parodia della democrazia al fine di avvantaggiare e sostenere con il consenso popolare la logica di un profitto ad ogni costo, noi oggi abbiamo il diritto e la chiamata soggettiva a prendere in modo determinato posizione: o si appoggia e si diventa promulgatori della logica del profitto ad ogni costo, oppure si riafferma la primazia della politica su ogni aspetto del vivere sociale.
I percorsi possono essere vari, ma i principi dai quali diventa perentorio dover partire e rifocalizzare, così come lo furono per i Padri Costituenti all'indomani della dittatura, il diritto della persona come elemento nodale e sostanziale di ogni pensare ed agire nell'ambito della società, agire e pensare che trova nell'azione dialettica e di confronto politico, il piano sostanziale di elaborazione e progettazione.
La costruzione di una riformulata argomentazione politica, quindi di azione economica, sociale, culturale, di fronte alla considerazione del profitto come elemento primario, si deve contrapporre con argomenti, con progetti, con riflessioni, con atti specifici nei quali l'elemento primario sia, invece, l'affermazione del diritto della persona nella propria ed esclusiva soggettività.
E' sulla valutazione di quanto sommariamente espresso che questo vuole porsi come un appello a coloro che, fuori da idealismi ed appartenenze, sentono la responsabilità di cittadine e cittadini di difendere ed affermare ciò che garantisce il diritto, ovvero la sovranità dei popoli.

di Darianna Saccomani
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