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Manuela e le altre...

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Manuela era una mia cara amica, massacrata a Pescara il 21 aprile 2007. Come spesso capita, le persone transgender, non trovano giustizia in vita e non la trovano quando vengono uccise, come Manuela, con una tale violenza tipica dell'odio transfobico. Nel silenzio degli organi investigativi e di informazione, è per me un dovere ricordare che Manuela è stata uccisa il 21 aprile 2007 a Pescara, e che a tutt'oggi non esistono sviluppi per la semplice ragione che non esiste un' indagine. L'inchiesta, arenatasi nel 2008, appena un anno dopo, venne definita dagli inquirenti di "facile soluzione"!...
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E dopo i riscontri negativi sul DNA di alcuni sospettati, venne annunciata una ripartenza da zero. Ripartenza che non c'è stata e che probabilmente non ci sarà...
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Puntualissimi invece, a ridosso dell'omocidio, articoli diffamatori e denigratori che raccontavano la vita di Manuela come una vita squarciata e da squarciare ulteriormente, perseverando nel violare il diritto della persona ad essere riconosciuta e rispettata.

Manuela non era una prostituta, ma una persona che dopo anni di sfiancante ricerca di un lavoro "normale", fu costretta come molte "altre", ad andare in cerca di altre soluzioni, malgrado io avessi tentato con tutti i mezzi di dissuaderla in questa scelta. La scelta "obbligata" di prostituirsi per sopravvivere ad una esistenza troppo spesso negata e rigettata.
L'Italia è uno tra i paesi col più enorme vuoto giuridico e sociale, in tema di diritti e del diritto delle persone transgender e non solo.
Diritto che viene violato premeditatamente ogni volta che una persona "fuori norma", reclama legittimamente il suo pieno riconoscimento e partecipazione sociale. Le "differenze" rappresentano una risorsa storica e culturale, da sempre. Ma quando queste differenze sono marginalizzare ed espulse dalla comunità, e in primis da uno Stato che sollecita la spinta all'esclusione e all'oscurantismo in nome della regola della normalizzazione sociale, beh quelle differenze non sono una risorsa da tutelare e preservare, ma diventano carne da macello.

Quando Manuela fu uccisa, gli organi di informazione si preoccuparono prima di tutto, di violare le più elementari normative che regolano il diritto alla privacy, rivelando i suoi dati sensibili nelle forme più diffamatorie possibili. Malgrado Manuela fosse stata riconosciuta da anni, attraverso due sentenze civili del tribunale dell'Aquila, come una "donna a tutti gli effetti" (definizione da cui mi dissocio). Ma ogni giorno, le sentenze con cui noi persone transgender dobbiamo fare i conti, sono altre e hanno un' altra radice. 
Non c'è sentenza o normativa che può produrre evoluzione culturale e sociale, in un paese che rifiuta il confronto e il conflitto sociale, anzichè farne strumento di crescita e confronto, in ogni ambito.

Io legittimamente, pretenderei che la Procura di Pescara, gli organi investigativi ed  i media, tornassero ad occuparsi dell'omicidio e della storia di Manuela, e di quel "MOSTRO" che vive la sua miserabile vita di assassino transfobico. Quella vita  che nessuno gli impedisce di continuare a vivere. Solo perchè a nessuno interessa cercarlo, stanarlo, e dare a lui/loro, la destinazione ed il futuro che merita e che gli appartiene per evidenti responsabilità penali.
Superando la precarietà e l'approssimazione in cui si muovono le indagini nel nostro paese.

Sono frustrata e intrappolata in questa mia rabbiosa impotenza, nel pensiero di non aver potuto fare abbastanza, (tutto nelle mie possibilità) per Manuela in vita, e di non poter fare nulla per restituirle quella giustizia che le è stata negata  e che continua ad esserle negata, anche ora che una vita non la può più avere. E per denunciare che dopo 7 anni, Manuela vive ancora il suo ennesimo abbandono da parte di uno Stato che si rende complice, con il silenzio e l'indifferenza, della sua morte. Prima di quella sociale e poi di quella fisica.

Manuela e le altre, perchè di Manuela nel mondo ce ne sono tante, ancora troppe!
Il nostro non è più solo "un paese per froci", come disse qualcuno. Il nostro non è più un paese per nessuno, e di questo, nessuno pare  averne  preoccupazione!

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Commenti

  1. Non so il perché, non ho una motivazione forte come la tua, ma oggi è stato un martellamento continuo il pensare ad alcune persone. Ho pensato a Manuela ed a quell'altra ragazzina che si è uccisa nel centro di accoglienza maschile in cui era stata rinchiusa. Ho convissuto tutta la giornata con questa aggiunta di rabbia e stavo per mettermi a scrivere qualcosa, quando ho letto te! Grazie Laura!
    Non so, io non ho più il coraggio di esprimere quello che percepisco, e spesso mi chiudo nella mia rabbia, che diventa sorda! Io credo nella giustizia, e credo che sarà fatta giustizia di tutto questo! Lo credo ed è proprio per questo che, nonostante tutto, continuo a lottare! Certo! Ho una rabbia così profonda che sto sempre meno riuscendo a contenere! Ti abbraccio

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  2. Grazie per aver ricordato Manuela....bastardi schifosi avete fatto di tutto x insabbiare questa inchiesta ma nn ci riuscirete.La verità verrà fuori è solo questione di tempo.

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  3. Lo spero vivamente che si esca da questo silenzio e che a Manuela sia restituita giustizia!

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  4. @anonimo: evitiamo però di usare ingiurie eed epiteti offensivi nei commenti. Si può rendere lo stesso il senso delle proprie parole, senza per forza andare oltre. Grazie!

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